Si dice che la mente sia nemica del sonno. Mai come in questo periodo abbiamo potuto appurare la veridicità di questa affermazione. I timori per noi e per la salute dei nostri cari, l’incognita del dopo pandemia COVID-19, il posto di lavoro che vacilla.  La dott.ssa Rossana Joo, psicologa della Sandonato Medica, ci presenta uno scenario tipico di questi mesi, offrendoci anche dei consigli per affrontare il problema dell’insonnia. Perché il Coronavirus ci sta mettendo a dura prova.

SOFFRITE DI INSONNIA?

Siamo preda di paure e di preoccupazioni che per molti si manifestano attraverso stati ansiosi e talvolta di panico. La pandemia del Coronavirus, oltre a provocare emergenza sanitaria ed economica, continua a generare condizioni di forte stress in tutti noi, mettendo a rischio anche il nostro equilibrio psichico.

Sempre più persone, probabilmente a causa dell’ansia e della girandola di pensieri nefasti che circolano nella mente di ognuno, faticano a riposare, svegliandosi, di continuo, durante la notte o soffrendo, addirittura, di insonnia.

E a un riposo non ristoratore, seguono irritabilità, stanchezza, difficoltà e calo di attenzione e l’amplificazione delle preoccupazioni e dei pensieri funesti.

 

ATTENZIONE CHE NON DIVENTI CRONICA

È difficile davvero, in questo periodo, conciliare il sonno. Ecco che, per compensare la carenza di riposo notturno, talvolta, si resta a letto più del solito per cercare di recuperare il sonno perduto, o ci si concede la famosa siesta pomeridiana, comportamenti che, nella maggior parte dei casi, alimentano l’insonnia stessa, originando un circolo vizioso che vale la pena interrompere al più presto per garantire una buona igiene del sonno.

E’, dunque, importante mantenere gli orari e i ritmi di sempre, anche se si è trascorsa la notte dormendo poco per evitare che l’episodica insonnia diventi cronica.

 

CONSIGLI PER SCONGIURARE ANCHE IL SONNO FRAMMENTATO

Sicuramente, non sarà semplice perché, quando si vive in uno stato di allarme come in quest’epoca, è faticoso prendere sonno e quando ci si riesce si può soffrire di frammentazione, ossia di frequenti risvegli. Quali sono i consigli per favorire un buon sonno?

1) Anzitutto, il sonno non va pensato, ma bisogna arrendersi a esso. Se non si riesce ad addormentarsi entro 20 minuti, è bene alzarsi e, cambiando stanza, dedicarsi a qualcosa di distensivo.

2) Cerchiamo di limitare la caffeina e tutte le sostanze stimolanti, specialmente durante le ore pomeridiane e serali. Controlliamo la dieta, evitando alimenti di faticosa digestione e non ceniamo troppo tardi.

3) Arieggiamo spesso i locali: è consigliabile una temperatura di 18° e aria pulita.

4) Pratichiamo attività fisica regolare, meglio se non nelle ore che precedono il sonno.

5) Limitiamo il rumore. Inoltre, è bene evitare, la sera, fonti luminose che emettano onde di luce blu come la televisione, lo smartphone e il tablet.

6) Dedichiamo almeno le due ore che precedono il sonno ad attività rilassanti, in grado di “spegnere” la parte logica del nostro cervello. Saranno utili per ridurre le tensioni muscolari e per favorire anche una distrazione dai pensieri negativi della giornata.

7) Evitiamo di trascorrere la serata davanti ai media che trasmettono notizie e informazioni proprio sul Cononavirus: dedicate altri momenti della giornata all’informazione e selezionate le fonti.

Anche se ci creano ansia e sono classificate come emozioni negative (rabbia, paura, tristezza), non vanno combattute, ma accettate per ridurne l’impatto su ognuno di noi.

Il sonno è importante e dormire bene è legato a un’aspettativa di vita più lunga, a una migliore memoria, a una riduzione del rischio obesità e a un sistema immunitario più efficiente che, soprattutto in questo periodo, è molto importante.

La dott.ssa Rossana Joo è a disposizione, anche in questo periodo di emergenza, per consulenze.

Per mettervi in contatto con la nostra specialista, scrivete a info@sandonatomedica.it.

È indubbio che l’emergenza Coronavirus ha contribuito a sviluppare paura, panico, ansia. Terrore del contagio, ma anche della solitudine e dell’isolamento. Pensiamo, ad esempio ai numerosi anziani che soggiornano nei ricoveri e che sono costretti, per questioni di tutela, a non ricevere più visite. E non dimentichiamoci anche dei bambini.

Come dice la dott.ssa Francesca Velluzzi, psicologa e psicoterapeuta della Sandonato Medica: “Occorre che il personale sanitario faccia parlare continuamente gli anziani, che devono confrontarsi per non convivere con l’ansia e per non rimanere bloccati in un immaginario che produrrebbe ulteriore isolamento e stati di paura. I bambini non vanno lasciati isolati ed è importante favorire il contatto umano attraverso un’intensificazione di giochi e di attività creative”. Tutti si sentono minacciati, anche se la percezione del rischio, in generale, può essere distorta e amplificata, in funzione del vissuto psicologico di ognuno. È giusto avere paura, visto che stiamo parlando di una reazione fisiologica utile che permette agli uomini di essere più reattivi e quindi di sopravvivere. Purché questo sentimento, oltretutto contagioso, non si trasformi in stress cronico, lasciando spazio all’irrazionalità, quindi all’angoscia e al panico che, oltre a non aiutare, sono sentimenti controproducenti anche dal punto di vista biologico, contribuendo ad abbassare le difese dell’organismo.

“Proprio dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia abbiamo avuto l’indicazione di metterci a disposizione per aiutare le persone da un punto di vista psicologico. In un momento difficile, quando dobbiamo affrontare un nemico che non conosciamo e che ci mette a dura prova, è normale che si diffondano paura e preoccupazione”. Ciò a cui si riferisce la dottoressa è la campagna di sensibilizzazione a favore di tutti i cittadini, #lopsicologotiaiuta, sulla base dell’invito rivolto dall’OPL ai propri psicologi: “Mai come in questi giorni è importante che la nostra comunità professionale metta al servizio della società le proprie competenze, mai come in questi giorni il contributo di ognuno di noi può fare la differenza per chi sta soffrendo”. Aderendo a questo invito, la dott.ssa Velluzzi può dunque aiutare, con gli strumenti adatti, chiunque ne sentisse il bisogno, a gestire al meglio questa terribile situazione dalla quale speriamo di uscire il prima possibile. E sappiate che un atteggiamento psicologico valido può aiutare non solo chi lo attua, ma anche gli altri, innescando un circuito virtuoso e aumentando il quoziente di resilienza del singolo, della famiglia e della comunità. “Tutti coloro che sentono un particolare disagio psicologico sono invitati a chiedere, senza timore o vergogna, un aiuto professionale”. Potete contattare la dott.ssa Velluzzi direttamente al numero 339/7463712.